Riportiamo l’articolo di Giangiacomo Schiavi pubblicato sul Corriere della Sera del 09/06/2017 sui temi trattati nel libro di Matteo Lancini “Abbiamo bisogno di genitori autorevoli”.

Breve introduzione al mestiere di genitori. Sugli adolescenti stanno sbagliando tutti. Quelli dei no «che aiutano a crescere» e quelli che cercano di legittimare con i bambini un’autonomia che non c’è, quelli che «a scuola non si può fare a meno di Internet» e quelli che sono nemici dello smartphone in classe, quelli severi «perché ai miei tempi o facevi così o volavano schiaffoni» e quelli che dicono «vorrei non gli mancasse niente nella vita». Break, pausa, intervallo. Serve un rifornimento di speranza per alleggerire il senso di colpa di ogni padre e madre davanti agli imprevisti dei ragazzi d’oggi. Il rischio giovani va oltre i casi del cosiddetto Blue Whale. Nella società del narcisismo e dell’io ipertrofico, che cancella i doveri morali quando non vanno nella direzione della propria felicità, vanno ridefiniti i ruoli. Matteo Lancini, psicoterapeuta dell’eta evolutiva, lancia un appello al coraggio per una nuova scuola e una nuova famiglia. Gli adolescenti di oggi non sono gli stessi di ieri. I genitori pure. Gli insegnanti anche.

La voglia di deludere i “grandi”

«Abbiamo bisogno di genitori autorevoli» (Mondadori editore) parla al mondo degli adulti con il linguaggio dei giovani che vivono il disagio della crescita con la paura del fallimento, di deludere aspettative e investimenti ideali costituitisi spesso nell’età infantile, quando si è sempre «fenomeni», «bravissimi», candidati al pallone d’oro o al titolo di miss. È lì che Lancini scruta e si domanda: perché bocciamo l’adolescenza e premiamo l’infanzia? Perché all’asilo ci abbracciamo alla fine dell’anno mentre nelle scuole secondarie c’è distacco? Perché nell’infanzia è bandito l’isolamento e nell’adolescenza no? Nel corso degli anni, sostiene , abbiamo «adultizzato i bambini e infantilizzato gli adolescenti», esagerando con i «sì» per favorire lo sviluppo della creatività e del talento, buttando poi la palla in corner con i «no», davanti alle inquietudini dell’adolescenza.

 
I “ritirati sociali”

Il rassicurante slogan dei limiti rischia di essere «un voltafaccia comunicativo che non funziona, non sta funzionando», scrive Lancini. Nel suo osservatorio, al centro Minotauro, tra incontri e diagnosi cliniche, ha messo a fuoco la mancanza di una modalità affettiva e relazionale per gli adolescenti, stimolati all’eccesso da piccoli, ma incompresi nel viaggio per diventare adulti. Alle fragilità di tanti ragazzi pressati da Internet, tv, marketing e coetanei non basta contrapporre l’antica regola sulla quale in passato abbiamo costruito un pilastro formativo: prima il dovere, poi il piacere. Nell’età dei «ritirati sociali» non c’è più l’obbligo morale di onorare valori sociali condivisi. È cambiato tutto, in famiglia e nella società. La relazione affettiva genitori-figli è emotiva, troppo interventista o troppo assenteista. «Oggi l’imperativo è godere, essere felici in un’accezione assolutamente privata e soggettiva. Anche l’amore non esiste più, almeno nella versione romantica e tradizionale del termine. Esiste un amore narcisistico, rimedio alla paura di non essere capaci di rimanere soli».

Autolesionismo

Al disagio di una ragazza che smette di mangiare, all’umiliazione di una bocciatura, al tentativo di autodistruzione che può passare dalle droghe, all’alcol, fino all’autolesionismo, non bastano le risposte del passato. E non serve domandarsi: ha sbagliato la scuola o la famiglia? Ci vuole un’alleanza, maggiore creatività, capacità d’ascolto e un approccio alla tecnologia senza richiami apocalittici. Internet non è un nemico. Anzi. «È un’anestesia a tante solitudini», dice lo psicologo.

Bisogno di ascolto

Ma ai ragazzi bisogna chiedere: che cosa succede in Rete? Loro non hanno la scusa della contestazione. Gli adolescenti non hanno in mente un altro ’68. La loro arma di ricatto è sottile: «Non mi ribello, ma vi deludo». Secondo Lancini «deludere il padre e la madre rappresenta la modalità elettiva del processo separativo adolescenziale oggi». Sotto sotto c’è molta fragilità. E forse confusione nei messaggi. Per questo bisogna trovare nuovi modi di relazione e tirar fuori il meglio della creatività dei ragazzi, ripete Lancini. Che c’è, esiste, ma è compressa. «Se gli adolescenti in crisi stanno chiusi in casa è perché è crollato l’ideale infantile, c’è la percezione dell’insuccesso sociale». Vengono in mente le parole di un prete all’oratorio: «I ragazzi fuggono quando i grandi disertano il campo educativo». Ci vuole pazienza. Ci vuole ascolto. Ci vuole dialogo. Ci vogliono esempi. Non è facile essere genitori autorevoli ai tempi delle fake news e dell’esibizionismo estremo. L’unica strada è provarci.